Tremonti - asimmetria del credito in Italia - - giovedì 1 ottobre 2009 alle 09.19
Unicredit e Intesa Sanpaolo rifiutano
le obbligazioni preparate dal governo.
Il ministro: "Uno sgarbo alle imprese"
ROM
Nuovo colpo di fioretto del ministro dell’Economia alle banche. All’indomani della mancata sottoscrizione da parte di Unicredit e Intesa Sanpaolo delle obbligazioni messe a a disposizione del Tesoro, Giulio Tremonti rimarca che «non è una questione di sgarbo a me o al governo» ma che «quegli strumenti farebbero molto comodo alle imprese».

Il ministro, volato da Roma a Milano in un incontro a sorpresa con la stampa, precisa che i bond governativi «sono stati chiesti e, anzi invocati, con pressione enorme dalle banche»: «Non è che il governo fosse ansioso di indebitarsi». Ma Tremonti avverte anche che la crisi economico-finanziaria «dimostra sempre più che il sistema bancario italiano, troppo concentrato e verticalizzato, non va bene». Per cui «se le banche continuano a fare i soldi con la finanza - fa notare - si prepara la prossima crisi». Le parole di Tremonti non passano inosservate, tanto da rinnovare, ancora una volta, l’eterno braccio di ferro con gli economisti.

Stavolta a rispondere sono i professori del Politecnico di Milano, Giampio Bracchi, e della Bocconi, Donato Masciandaro, secondo i quali i bond andavano messi a disposizione delle banche un anno fa. La sortita milanese serve anche al ministro per ribadire l’importanza di una banca per il sud: «va fatta», dice senza mezzi termini, perchè il Mezzogiorno «è l’unica grande regione d’Europa che non ha una banca autoctona». E Tremonti suggerisce anche il logo: «In questa banca non si parla inglese e i soldi che depositate restano in questa banca. L’idea - spiega - è quella di mettere in una rete le banche che stanno già sul territorio, che sono le Bcc». In tal senso un modello da seguire, e che il ministro definisce «giusto», è quello del Credit Agricole in Francia dove, afferma, «le banche del territorio si sono unite e fanno in alto le cose più grandi e, sul territorio, la raccolta e il credito».

Ma Tremonti tocca anche la vicenda di Giuseppe Pizzino, l’imprenditore a capo del gruppo messinese Castello, che per sei giorni ha fatto lo sciopero della fame davanti alla sede milanese di Unicredit per un mancato finanziamento. «Non conosco il merito del problema di questo imprenditore, ma il fatto che sia di Messina - sostiene il ministro - la dice un pò lunga sull’asimmetria del credito in Italia». Per la cronaca Pizzino ha interrotto la protesta e ha fatto ritorno nella sua Brolo dopo aver ricevuto proposte alternative dal gruppo di Piazza Cordusio. A far desistere l’imprenditore anche la solidarietà del mondo politico, con due deputati del Pdl, Nino Germanà e Catia Polidori che, per circa un’ora, hanno manifestato con lui davanti al quartier generale di Unicredit.

LA STAMPA

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